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 Le Vacanze in Grecia

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SPIRITO

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MessaggioTitolo: Le Vacanze in Grecia   Lun Lug 13 2009, 13:53



I primi scaglioni dell'Italia, per quanto vilipesa, umiliata ed avvisata di reato, son partiti verso mète consuete ed inconsuete a celebrare i lupercali delle ferie.

Con la bava alla bocca magari, ed il destino sulle ginocchia degli dei, ma con il fido gommone ben assicurato al tetto della macchina verso la conquista d'inesplorati ed incontaminati lidi, quali quelli che un tempo si godevano presso le spiagge sotto casa e che adesso, invece, bisogna andare a cercare, strascinandosi fin nelle isolette della Grecia, dove vere capre e finti pescatori fan da quinte ad un vasto scenario di genitali peperonati di gruppi naturisti tedeschi.

Ché poi questa sarà roba bella da raccontare agli amici, i pochi rimasti a casa: di enormi saraghi argentati e scogliere viola, di notti chiare di stelle, di lanuginosi grembi di verginone alemanne, di acidi formaggi, di Spiros, l'aborigeno, dalla fronte bassa e dalla patta rigonfia; esperienze irripetibili, brividi esotici, puzzo di piedi e tutto a poco, quasi gratis, come nell'Eden.

Ma per ottenere questo paradiso bisogna meritarselo; così famiglie medie dell'Italietta operosa s'incatenano nelle scatole di latta e vanno alla ventura verso un notissimo ignoto.

Per ritrovarli ,poi, affranti negli autogrill a farsi pere esorbitanti di cocacola, a rifocillarsi di panini Fattoria ripieni di mozzarella di caucciù e di cartone affumicato; i loro cuccioli appaiono esangui ed hanno le magliette intrise di cappuccini sbrodolati e creme sfatte di bomboloni, ma impugnano con fierezza giganteschi sacchi di patatine di cemento e amianto e s'industriano nelle toilettes a stercorare con metodo le buche dei cessi; le loro signore son travagliate da mestrui oceanici, i cui cruenti tamponi rigurgitano dai cestini portarifiuti fulminando a mezz'aria mosconi grossi come mirage.

Fanno la fila con ordine e pazienza come per pagare la tassa sulla salute e passano in rassegna banconate di delizie enogastronomiche, quali l'irsuta noce di prosciuttino di daino del Salento, i petecchiali pecorini della Barbagia, le truculente salsicce di cinghiale ingrommate nello strutto, di tutto approvvigionandosi con dovizia babilonese, fuorché d'una salvifica bottiglia d'acqua.

E vomitano anche, un po' dappertutto, qua e là sulle assolate piazzole di sosta, nei pressi dei frondosi gazebi e all'ombra dei TIR cosacchi, reggendosi il capo a vicenda e lasciando congrue, variopinte sinopie di minestroni e bracioline impanate al severo giudizio di solenni tarponi, ormai rotti, come antichi capi pellerossa, ad ogni intemperanza del turista,

E non siamo ancora a niente: il viaggio è lungo e torturante e prima d'arrivare ai caronti che li traghetteranno, ne hanno da passare di tristi vicissitudini i nostri pionieri; difatti, nella controra, quando tutto sembra filare via liscio sul filo dei centotrenta, con il bimbo che s'è assopito, con la consorte che ciuccia serena caramelloni profumati di borotalco, con il mangianastri che stimpana sbracamenti canori di Zucchero, ecco che di colpo arriva - con una frenatona vigliacca e gran subbuglio dell'abitacolo - lei, la Regina dell'Autostrada , la Coda a Perdita d'Occhio.

Impiombati da ogni parte, i nostri alleviano le cosce lessate dal sudore e dalle scorregge, sventolando un po' le corte braghette e le sottane arroncigliate tra le chiappe, e si preparano al lungo sdipanarsi d'un lentissimo funerale in fondo al quale li aspetta il rimarchevole spettacolo d'una marmellata fumante di lamiere e sanguinacci o il ribaltone d'un cargo di pecore e maiali sperperati sull'asfalto.

Ben rinfrancati da codesta prova si rimettono in viaggio a velocità ridotta, ma il bimbo scoppia di cacca all'improvviso con flatulenze cadaverine per via della quantità inenarrabile di porcherie pseudoalimentari assunte, e la consorte si dichiara disposta a pisciarsi addosso sui coprisedili nuovi color pervinca, se non ci si ferma al prossimo autogrill.

Ed è così giocoforza celebrare un'altra stazione della via crucis.

Allo stremo, verso sera, quando ormai la mèta è vicina, dai finestrini i ragazzini si guardano e si fanno il dito da una macchina all'altra, mentre i babbi al volante, presi dalla frenesia dell'arrivo, cantano brani di lirica a squarciagola per tenersi svegli e pigiano sul pedale, zigzagando fra i campers e le autobotti di vino DOC.

Intorno terre di Puglia brulle e sassose , e smunte vacche, casali miserandi e greti di torrenti in secca, un vecchio con la pipa che ciondola su un barroccio; lontano, alto su un monte pelato sta intronato un paesicchio gramo che ostenta a bandiera una splendida chiesa barocca giallina e bianca, come di zucchero filato.

Addio Italia bella e gloriosa, traversata dalle transumanze estive, occhieggiata distrattamente da chi va di lungo (tò guarda bellino, quando si torna indietro ci si ferma ); a nessuno piaci di quelli che stanno correndo verso il paradiso terrestre, i quali non altrimenti ti conoscono che dalle immagini degli intervalli televisivi; addio coste intristite dalla cassa del mezzogiorno, sverginate dal torreggiar di viadotti autostradali, dal casettame villano sciamato sulle antiche nobili riviere, dalle fogne a perdita di tonnellate di merde anonime, dai velenosi scarichi dei borgia contemporanei.

Vanno in Grecia i nostri eroi, stipati sui traghetti, con armi, bagagli e voglia di conquista delle altrui povertà, vere o finte che siano, per non farsi deprimere dalle proprie; la terra patria alle spalle, la prua verso l'Egeo.

Che si sia sentito così anche Ulisse ?

Sapeva che il suo regno era minacciato, che gli volevano trombare la moglie, che il figliolo era mezzo scemo, eppure partiva e ripartiva in continuazione per andare a scuriosare in qua e in là.

Perché di questa pasta son fatti gli eroi, e l'Italia, si sa, è un paese di eroi, di santi, ma sopratutto di navigatori.E se un ce n'è...Carigiola e Bilancino.... Razz clown
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